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airesQuando si sottoscrive un contratto per l’acqua potabile, viene forse imposto l’acquisto di un rubinetto di proprietà della società fornitrice? Rai, Mediaset o La 7 impongono di comprare antenne, decoder o televisori di una sola marca per ricevere il Digitale Terrestre? Sarebbe assurdo e inaccettabile.
Parlando di accesso a Internet, la situazione è invece proprio questa: la quasi totalità delle società di telecomunicazioni impone al cliente l’acquisto di un modem venduto da loro stesse.
Questo atteggiamento, oltre a ledere la libertà di scelta dei consumatori, è anche foriero di pesanti ricadute sul mercato delle apparecchiature di connessione quali modem e router, che già nel 2017 si attestava intorno al -34%, e ha subito un’ulteriore flessione nei primi 5 mesi del 2018, registrando un trend in costante discesa, ad oggi al -45%.
Eppure, la disponibilità di banda larga cresce anche grazie a fondi pubblici, e i consumatori beneficerebbero di scelte consapevoli in un mercato che se fosse ancora competitivo migliorerebbe certamente le tecnologie di sicurezza, privacy e wireless.
Non è bastata la normativa europea sulla Net Neutrality in vigore già dal 2016 che garantirebbe la libertà di scelta, piuttosto, si è reso necessario affrontare nuovamente il tema nelle aule parlamentari. Il tema è stato ampiamente discusso e portato all’attenzione di opinione pubblica e istituzioni grazie al lavoro della Alleanza per il Modem Libero, ma quella che sembrava una decisione ormai presa, continua ad essere rinviata.
Sono trascorsi più di tre mesi dalle apprezzate dichiarazioni al Corriere della Sera del Presidente dell’Agcom Angelo Cardani che dava per imminente la conclusione dell’iter che avrebbe proibito agli operatori di imporre il proprio modem ma più volte è stata rimandato il voto finale sulla delibera.
“È inaccettabile un ulteriore rinvio: si faccia presto” commenta Davide Rossi, Direttore Generale e Consigliere della Aires-Confcommercio, e continua: “è necessario che si garantisca la piena libertà di scelta. Questo anche per ripristinare la libera concorrenza di mercato. Ogni rinvio ha rappresentato un cospicuo regalo a chi oggi si avvantaggia della mancanza di regole e un grave danno economico per tutti gli altri operatori dell’industria e della distribuzione”.

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