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Davide Rossi_Direttore Generale e Consigliere AIRESOltre alla recente entrata in vigore delle norme sugli ultraleggeri dedicati all’ortofrutta, anche per i sacchetti riutilizzabili e dedicati a prodotti non alimentari già da agosto 2017 le norme impongono il pagamento delle buste di plastica da evidenziare nello scontrino al momento dell’acquisto del bene.
L’obbligo ha certamente generato alcune perplessità anzitutto perché il costo viene applicato anche a buste che, in quanto potenzialmente riutilizzabili a tempo indeterminato, nella stragrande maggioranza dei casi verranno conservate a casa dopo l’acquisto non generando quindi rifiuti.
Vi è in particolare da parte dei rivenditori specializzati di prodotti elettronici l’imbarazzo nel vedersi obbligati a chiedere ai clienti, che hanno magari speso più di 1000 Euro per uno smartphone di ultimissima generazione, il pagamento dei pochi centesimi relativi al costo di un sacchetto di plastica.
Inoltre il sacchetto è necessario a rendere sicuro il trasporto di un bene di rilevante valore che altrimenti potrebbe cadere e danneggiarsi.
“Alla luce di tutto questo, abbiamo fatto alcune valutazioni ed è da ritenere auspicabile – dichiara Davide Rossi (nella foto), Direttore Generale e Consigliere  della Aires – la facoltà di inserire nello scontrino uno sconto sul prezzo del bene che sia equivalente al costo di un sacchetto di dimensioni coerenti con quelle del prodotto acquistato, fermo restando che altre eventuali buste in plastica o sacchetti di dimensioni sproporzionate dovranno essere pagati”.
Questa interpretazione risponde anche alle sollecitazioni pervenute da Massimiliano Dona, Presidente dell’Unione Nazionale Consumatori, che nei giorni scorsi aveva invitato le imprese della distribuzione a farsi carico di questi costi e tenere i clienti indenni dagli oneri ecologici, ferma restando l’attività di sensibilizzazione derivante dalla indicazione del valore del sacchetto nello scontrino.

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