Da fonti Enea apprendiamo che nel 2011 l’Ente ha avviato il progetto “Eco-innovazione Sicilia”, cioè un approccio integrato di eco-innovazione nel settore dei RAEE.
Il Progetto prevede di sviluppare una serie di attività di ricerca, sviluppo, promozione, creazione di strumenti tecnologici centrati sul problema dei rifiuti in particolare quelli da apparecchiature elettriche ed elettroniche e della plastica da realizzarsi con la collaborazione dei settori produttivi e imprenditoriali, delle PA e della società civile da sostenere e orientare verso un concetto complessivo di green economy.
La filosofia di base dell’intervento è quella di tentare di trasformare un obbligo normativo in opportunità, in modo tale cioè che il rifiuto elettronico, (come, ad esempio, schede elettroniche, circuiti elettrici, materiali plastici e metalli quali oro, argento, rame e materiali critici come le terre rare) scartato in quantità sufficiente, divenga materia prima per taluni settori produttivi delle imprese siciliane, secondo il principio di simbiosi industriale, che in questo modo risparmiano gli oneri di smaltimento ed anche quelli di acquisto stimolando altresì strategie comuni di produzione ecocompatibile.
L’importanza del tentativo consiste oltre che per il suo aspetto puramente economico, anche per quell’aspetto di quotidianità insito nelle apparecchiature di uso costante alle quali non facciamo quasi nemmeno più caso.
Infatti possono arrivare a contenere oltre 60 elementi che si trasformano cioè in altrettante tipologie di rifiuto e che dovrebbero stimolare a un maggior sforzo progettuale dei produttori per consentire di poter essere “smontate” secondo parti omogenee, dunque più facilmente riutilizzabili anche come “materie prime seconde” per nuovi componenti.
Questo tipo di approccio inoltre consente una più facile identificazione dei materiali pericolosi che vengono smaltiti in modo quindi appropriato, ma non solo. La raccolta di materiale RAEE infatti consente all’Europa che si è dotata di una recente normativa (DIRETTIVA 2012/19/UE) di dichiarare che “Gli obiettivi della politica ambientale dell’Unione sono, in particolare, la salvaguardia, la tutela e il miglioramento della qualità dell’ambiente, la protezione della salute umana e l’uso accorto e razionale delle risorse naturali. Questa politica è basata sul principio di precauzione, sul principio dell’azione preventiva, e su quello della correzione del danno ambientale, in via prioritaria alla fonte, e sul principio “chi inquina paga”.
Interessante osservare anche che: “L’introduzione, da parte della presente direttiva, della responsabilità del produttore è uno degli strumenti per incoraggiare la progettazione e la produzione di AEE che tengano pienamente in considerazione e ne facilitino la riparazione, l’eventuale adeguamento al progresso tecnico, il riutilizzo, lo smontaggio e il riciclaggio” aprendo così a nuovi scenari di responsabilità imprenditoriale ma anche di sviluppo legato alla qualità della ricerca e dell’ecodesign di prodotto.
L’intenzione del normatore si dimostra senz’altro lodevole e obbligatoria in un contesto di Economia Circolare come quello attuale, ma senza la consapevolezza dell’acquirente del reale valore contenuto nel prodotto che sta acquistando, la strada verso un mondo sostenibile si fa certamente più lunga. Occorre contemporaneamente attuare delle intense strategie di comunicazione a breve e lungo termine mirate a educare all’acquisto, per non vanificare, anche solo in parte, gli sforzi progettuali e produttivi di quella parte di società che si dimostra più consapevole del proprio ruolo attivo e di orientamento verso una società sostenibile.

Arch. Olivia Carone
Presidente Ass. Casaclima Milano e docente IED
contributor@eimag.it

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