L’industria c’è. Ora tocca alla distribuzione. É questa forse la migliore “chiave di lettura” che si può ricavare dall’ultima edizione dell’IFA di Berlino. Se è vero infatti che non poche novità tecnologiche sono scaturite dai saloni di Messe Berlin, è altrettanto vero che la parola ora passa ai mercati di tutto il mondo, soprattutto quello dell’Europa Occidentale messo così a dura prova da crisi economica e riduzione dei consumi. Certo, forse dalla kermesse brandeburghese molti si aspettavano qualcosa in più, o, per lo meno, quella grande novità in grado di stravolgere i settori eldom e consumer electronics e dare una seppur minima scossa a un mercato stagnante da molti mesi e aggrappato alle sole offerte promozionali, peraltro clamorose e urlate.
Qualcuno ci ha provato, lanciando innovazioni tecnologiche come smartwatch, tablet di grande formato e Tv ultra definiti e con schermi curvi, ma la risposta è stata decisamente sotto tono e, comunque, ben al di sotto delle aspettative. Meglio, tutto sommato, il settore del grande e del piccolo elettrodomestico con novità di prodotto davvero interessanti, non solo sotto i profili prettamente ingegneristico ed estetico, ma anche in ottica futuristica ed ecosostenibile.
Adesso, come si diceva poc’anzi, la palla passa alla distribuzione che ha l’onore e l’onere di mettere in pratica ciò che di buono ha fatto l’industria in questi mesi, cercando di evitare gli errori del passato, banalizzazione dei contenuti tecnologici in primis.
I mesi che ci separano dal Natale non saranno di certo facili, complice anche l’instabilità politica che sta attraversando il nostro Paese che, sommata alla profonda crisi economica, renderà il tutto ancora più complicato. Senza contare lo sciagurato aumento dell’IVA che, per forza di cose, non potrà far altro che aggravare ancora di più la situazione e smorzare le speranze dei più ottimisti. Nonostante qualche voce fuori dal coro inizi a sussurrare di vedere la famosa “luce in fondo al tunnel”, la realtà dei fatti ci dice che la ripresa è ancora ben là da venire. Soprattutto se, per ripresa, si intende la reale ripartenza dei consumi e, soprattutto, la crescita del Sistema Italia.
Ma, notizie negative e sconfortanti a parte, qualche segnale positivo c’è. É inutile negarlo o, peggio ancora, far finta di non vederlo. Stiamo parlando di nuove start-up nel mondo dell’industria, spesso guidate da giovani imprenditori per nulla intimoriti dal difficile momento e che, anzi, vivono la crisi come un’opportunità. O ancora, di retailer che inaugurano punti vendita di grandi dimensioni e dai connotati spiccatamente 3.0 o che non si tirano indietro ad acquisire rami di aziende altrui e rilanciare vecchi punti vendita e insegne storiche, salvaguardando, tra l’altro, preziosissimi posti di lavoro e rilanciando l’economia locale di importanti parti d’Italia. Senza parlare, poi, dell’evoluzione epocale che ha intrapreso il trade, sempre più multicanale e a misura del consumatore. Un consumatore che, ricordiamolo, è ora più informato, esigente e oculato nei suoi acquisti e che, pur dedicando al fattore prezzo la dovuta attenzione, vuole – e pretende – spendere al meglio i propri soldi. E, magari, in un luogo ospitale e accogliente, ma soprattutto popolato da addetti alla vendita cortesi, disponibili e preparati, in grado di fungere da veri e propri consulenti e non solo da semplici venditori. Se poi nel luogo dei propri acquisti riesce anche a divertirsi e a passare qualche ora piacevole in compagnia dei propri famigliari o dei propri amici, il gioco è fatto. In barba a crisi e a riduzione dei consumi.

La Redazione

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