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news_80733L’imminenza delle ferie estive e del meritato periodo di riposo e di relax che attende a breve molti italiani è sicuramente una buona occasione per toccare un aspetto decisamente controverso e assai discusso del retail del nostro Paese: le aperture continue, anche durante i giorni di festa, di negozi, megastore e centri commerciali.
Se per molti rappresentano difatti una grande conquista e un grande vantaggio per tutti i consumatori che sono impossibilitati a fare acquisti durante i giorni feriali, per altri rappresentano invece una vera e propria dannazione che rischiano di mettere in discussione non solo il rispetto delle “feste comandate”, ma anche i legami e le relazioni sociali e affettive.
Tralasciando fede e credenze religiose e il reale significato di festività civili e istituzionali, quello che più dà da pensare è sicuramente il vero valore economico di certe aperture “selvagge”, soprattutto in giorni a dir poco “discutibili”. Di fronte difatti a improbabili aperture nel giorno di Pasqua, molti dubbi e domande vengono spontanee. E la prima di tutte, non può che essere una: ma ne vale veramente la pena? Non è forse meglio preservare il diritto dei lavoratori della distribuzione di rispettare le feste, trascorrendole come meglio credono, magari in compagnia della propria famiglia e dei propri cari? Val bene le domeniche, ma almeno i giorni di festa forse sarebbe meglio salvaguardarli.
Gli esempi che arrivano dall’estero e soprattutto dagli Stati Uniti, da cui noi italiani cerchiamo sempre di trarre insegnamento (anche se poi applicandolo spesso in modo del tutto sbagliato, nda), sono sicuramente evidenti: sì alle aperture h24 e sì a qualche apertura domenicale o a orari pressanti in vista delle festività natalizie, ma un coro di no alle aperture nei giorni di festa: guai a dire a un americano di fare la spesa il 4 luglio o il giorno del ringraziamento. O ancora, a dire a un francese di fare shopping il 14 luglio. È forse una questione di rispetto o di deferenza verso istituzioni religiose e laiche? No, è semplicemente buon senso. Una giornata in compagnia dei propri figli o delle persone più care vale sicuramente di più di qualche piccola cifra aggiunta al conto economico di fine mese.
In fin dei conti – fatturati o non fatturati – le aziende, rimangono fatte da uomini e sono proprio gli uomini a fare la differenza, anche nei fatturati aziendali.
Se difatti da un lato l’evoluzione della distribuzione ha dato una mano concreta a mettere fine a certi  fenomeni del tutto paradossali come la “serrata selvaggia” delle nostre città durante il mese di agosto, dall’altro rischia di contro di farci perdere il senso delle cose pratiche. E verrebbe da dire anche delle cose più importanti della vita.
Ben vengano quindi le aperture fino a tarda notte, fatto che, anzi, darebbe una mano a ripopolare le strade delle nostre città anche nelle ore notturne, e ben vengano anche le aperture in qualche domenica dell’anno (magari, una volta al mese, o in concomitanza con qualche particolare evento di carattere commerciale), ma un deciso stop alle aperture nei giorni di festa: il 1° maggio, ad esempio, è, e deve essere, la festa di tutti i lavoratori. Così come il 25 aprile o il 2 giugno che è, e deve essere, la festa di tutti gli italiani. Per non parlare di Pasqua, Pasquetta, Natale e Santo Stefano: feste che devono essere sacrosante, sia per i credenti che per i non credenti.

Roberto Bonin

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