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  • L’Europa è attraversata dalla speranza che il peggio della crisi sia stato superato e che l’economia stia lentamente iniziando a recuperare. Nel secondo trimestre, in alcuni Paesi si è registrata una crescita sostanziale in alcuni settori, mentre in altri si è assistito a un evidente rallentamento della tendenza verso il basso. Quanto segue è il risultato dell’indagine GfK sul Clima dei consumi in Europa che presenta una panoramica sullo sviluppo delle aspettative economiche, di reddito e della propensione agli acquisti fra i consumatori di 14 Paesi europei.

    A partire dal secondo trimestre, è aumentata la speranza che la crisi finanziaria avesse raggiunto il suo punto più basso. L’economia dell’Unione europea ha registrato un’ulteriore lieve crescita dello 0,4% rispetto al trimestre precedente. I livelli di crescita più considerevoli si sono registrati in Francia, in Germania, in Portogallo e nel Regno Unito, e sembra che anche le economie dell’Italia e della Spagna, seppure ancora in contrazione, siano in leggero recupero. In Francia, il disavanzo del commercio estero si è azzerato e la Grecia è arrivata in un territorio positivo. In Portogallo, per la prima volta in due anni, si è registrata una diminuzione del numero di disoccupati.
    Le ragioni di questo recupero in Europa sono diverse: gli esportatori stanno beneficiando della modesta crescita a livello globale, in alcuni Paesi i consumatori sembrano sempre più propensi a spendere di nuovo il loro denaro e le politiche stanno abbandonando, seppure con cautela, i loro percorsi di austerità che avevano frenato le economie nazionali. In particolare, il turismo ha contribuito a migliorare la situazione nei Paesi in crisi dell’Europa meridionale.
    In estate, l’UE ha registrato il suo primo declino marginale del numero totale dei disoccupati, anche se il tasso è ancora attestato all’11,0%. All’orizzonte, quindi, non si vede ancora una vera inversione di tendenza sul mercato del lavoro e, in effetti, le previsioni indicano che per l’anno prossimo il numero dei disoccupati continuerà a salire. Un’inversione di questa tendenza è prevista solo nel 2015. Tuttavia, gli esperti non si attendono, almeno nel medio termine, un possibile ritorno ai livelli pre-crisi.
    I prestiti concessi dalle banche continuano a essere estremamente limitati e gli stimoli provenienti da un debole livello di crescita, che potrebbero contribuire a un possibile sviluppo nel corso dei prossimi mesi, non saranno certo sufficienti per arrestare il continuo aumento della montagna del debito dei Paesi UE.
    Quest’estate, in Italia si intravedeva la fine della recessione. Anche se l’economia continuava a contrarsi per l’ottava volta successiva, il suo valore risultava essere la metà rispetto a quanto si temeva, attestandosi al solo −0,2%. A giugno, la produzione manifatturiera è cresciuta per il secondo mese successivo dello 0,3% e l’indice PMI del settore industriale ha raggiunto, a luglio, il suo livello più alto da più di due anni. Per la prima volta, in più di 14 mesi, le vendite al dettaglio hanno recentemente registrato una crescita, così come sta anche migliorando l’atteggiamento dei consumatori nei confronti degli acquisti. Malgrado questo, il traguardo di una possibile ristrutturazione del bilancio statale, uno dei più grossi problemi degli italiani, insieme alla disoccupazione, appare ancora lontano. Con un debito di quasi 9 miliardi di euro a luglio, il Paese è ancora molto lontano dall’obiettivo del tetto di debito massimo previsto dall’UE per poter prevedere nuovi indebitamenti. Il debito pubblico, attualmente, è quasi al 130% del PIL e la montagna del debito è destinata ad aumentare ulteriormente nei prossimi mesi.

    In quasi tutti i Paesi, le aspettative economiche sono chiaramente orientate verso l’alto; solo in Grecia e in Italia si registra una stagnazione. Fra luglio e settembre, i livelli di crescita maggiori si sono registrati in Austria, nella Repubblica Ceca e in Francia. Attualmente, il valore più basso dell’indicatore lo si trova in Grecia (−41,1 punti), in Italia si è assistito a un lieve miglioramento (−34,8 punti) mentre in Polonia è stato registrato un aumento significativo (−29,5 punti), anche se, nel complesso, si tratta del terzo valore più basso. Nei prossimi mesi ci si aspetta un miglioramento delle condizioni economiche nel Regno Unito (19,2 punti), in Germania (10,7 punti) e in Austria (6,7 punti).
    I consumatori del Regno Unito stanno iniziando a effettuare di nuovo ac-quisti, lo Stato sta investendo e le aspettative economiche dei cittadini si stanno rapidamente risollevando: l’indicatore è attualmente attestato a 19,2 punti, con un aumento di circa 12 punti dall’estate e di circa 41 punti rispet-to al suo livello minimo di marzo di quest’anno. Nel secondo trimestre, l’economia è cresciuta dello 0,6% e gli esperti prevedono che, entro la fine dell’anno, si possa attestare all’1,5%, su base annuale. L’attuale ripresa economica dovrebbe essere certamente accompagnata da alcune attente considerazioni in quanto si basa sostanzialmente, e soprattutto, sui con-sumi privati e, successivamente sugli investimenti statali. Ma se i livelli di reddito continueranno a essere stagnanti, i consumatori britannici, sul lungo termine, non saranno in grado di incrementare gli acquisti e il Governo, prima o poi, sarà obbligato a riprendere il suo percorso di austerità per consolidare il proprio bilancio. La speranza è che l’attuale atteggiamento economico, generalmente favorevole, porti a investimenti da parte delle aziende e all’aumento delle esportazioni. Solo a questo punto si potrà par-lare di una possibile ripresa economica realmente sostenibile ed estesa.
    In Francia, le aspettative economiche sono costantemente migliorate nel corso degli ultimi mesi e l’indicatore è attualmente attestato a −10,6 punti. Sebbene si tratti di un valore chiaramente negativo, è ben lontano da quei −48,7 punti registrati in giugno. I consumatori francesi hanno fiducia nel perdurare e nella stabilizzazione della ripresa economica verificatasi negli ultimi mesi. Nel secondo trimestre, l’economia è cresciuta dello 0,5%, anche se la Commissione europea prevede, per il 2013 nel suo complesso, una lieve diminuzione dello 0,1%. Con un tasso di crescita dello 0,9%, si prevede che, nell’anno prossimo, l’economia francese possa usci-re definitivamente dalla spirale recessiva. Pur in presenza di queste pro-spettive positive, il Governo francese non può, tuttavia, riposare sugli allori: per una ripresa economica sul lungo termine, le prossime riforme dovranno guardare avanti, in particolare al sistema pensionistico e alla sostanziale riduzione del livello di disoccupazione.
    La Polonia ha superato il suo periodo di leggera debolezza economica dell’anno scorso e, secondo la CE, la crescita del PIL, su base trimestrale, è stata dello 0,2% nel primo trimestre e dello 0,4% nel secondo. Se si con-frontano queste cifre con quelle degli stessi trimestri dell’anno precedente, l’aumento è stato, rispettivamente, dello 0,7% e del 1,1%. I consumatori polacchi sono convinti che, nei prossimi mesi, la situazione economica proseguirà nel suo percorso di crescita. Anche se l’indicatore delle aspettative economiche è ancora indubbiamente negativo, a −9,0 punti, la sua tendenza è chiaramente indirizzata verso l’alto.
    L’economia portoghese sta solo ora iniziando a mostrare deboli segni di ripresa. Per il 2013, nel suo complesso, gli esperti prevedono ancora un calo del 2,3% dei risultati economici, con una previsione di crescita per il prossimo anno limitata al solo 0,6%. Tuttavia, nel secondo trimestre del 2013, il PIL è aumentato dell’1,1% su base trimestrale e questa prospettiva contribuisce a far aumentare le speranze dei consumatori. A settembre, l’indice delle aspettative economiche si è attestato a −29,5 punti, il valore più alto da aprile del 2010. Attualmente, l’indicatore è aumentato di 35 punti rispetto al suo valore più basso di settembre del 2011. Questo migliora-mento è da attribuire, principalmente, al settore turistico che, quest’anno, ha potuto contare su un aumento considerevole. Nella prima metà dell’anno il numero dei clienti negli alberghi è cresciuto del 3,5% rispetto ai primi sei mesi del 2012, mentre il numero dei pernottamenti è aumentato del 5,4%. Il Portogallo sta beneficiando, in particolare, della sua immagine di “destinazione turistica sicura”, se paragonata alla regione del Nord Africa, che ha dovuto affrontare condizioni di disordini politico/sociali.

    Anche l’indicatore delle aspettative di reddito è sensibilmente migliorato in quasi tutti i Paesi. È fermo a un livello estremamente alto in Germania e a uno estremamente basso in Grecia. Negli ultimi tre mesi, l’indice delle aspettative di reddito è diminuito solo in Olanda. I valori più bassi si sono registrati in Grecia (−46,8 punti), in Olanda (−42,7 punti) e in Francia (−42,1 punti), mentre quelli più alti sono stati rilevati in Germania (33,7 punti), nella Repubblica Ceca (16,5 punti) e in Austria (15,1 punti).
    Negli ultimi mesi l’Italia ha visto un miglioramento delle proprie prospettive economiche. Anche se le aziende non sono ancora fuori pericolo e il tasso di disoccupazione rimane alto, i consumatori stanno riacquistando fiducia, sostenuti anche dall’attuale piano di ripresa economica con il quale il Governo intende migliorare la rete ferroviaria, ristrutturare le scuole e consolidare ponti e gallerie. Inoltre, è previsto un prestito di ulteriori 10 miliardi di euro destinato a saldare le fatture in sospeso emesse dalle aziende private a carico delle amministrazioni statali. Anche se gli italiani non prevedono che i propri redditi possano aumentare in termini reali, confidano nel fatto che il loro reddito possa rimanere invariato e, soprattutto, che non subisca ulteriori riduzioni. Di conseguenza, l’indicatore delle aspettative di reddito è significativamente aumentato a −16,9 punti, il suo valore più alto da dicembre 2010.
    Dopo la prima ripresa economica in Spagna dopo molti mesi, i cittadini non prevedono che il loro reddito possa ulteriormente diminuire. L’economia sembra percorrere la strada giusta e, per la seconda metà dell’anno, è anche previsto un ritorno alla crescita, seppur debole. Per i prossimi mesi non sono previsti inasprimenti fiscali, né tagli ai salari e l’indicatore delle aspettative di reddito è ora attestato a −11,8 punti, allontanandosi così dal suo valore minimo storico di −62,4 punti di agosto dell’anno scorso. Negli ultimi cinque mesi, l’indicatore è salito di circa 22 punti.
    L’economia della Repubblica Ceca è riuscita a invertire con successo la tendenza del secondo trimestre. Sebbene il PIL sia calato di un ulteriore 1,2% su base annua, è aumentato dello 0,6% rispetto al primo trimestre di quest’anno. L’istituto nazionale di statistica ceco dichiara che negli ultimi mesi è diminuito sostanzialmente anche il tasso di disoccupazione e il dato nazionale è attualmente attestato al 6,9%. In vista della ripresa generale chiaramente percepibile in Europa, e in particolare in Germania, i consumatori sono convinti che la loro situazione economica potrà ulteriormente migliorare influendo, di conseguenza, sui loro redditi. L’indicatore delle aspettative di reddito è aumentato di circa 16 punti dall’inizio dell’anno ed è attualmente attestato a 16,5 punti, il livello più alto da novembre del 2009.
    Anche se l’anno scorso la Slovacchia è stato uno dei Paesi con il più alto livello di crescita dell’Europa, nel secondo trimestre di quest’anno il suo PIL è cresciuto del solo 0,3% rispetto al primo trimestre del 2013 e dello 0,8% rispetto allo stesso trimestre dell’anno scorso. La condizione del mercato del lavoro si può descrivere come critica perché, malgrado la crescita economica, l’anno scorso ha visto un aumento del tasso di disoccupazione che, attualmente, è del 14%, il più alto registrato nell’Europa centrale e orientale. Gli esperti prevedono che la situazione potrà migliorare significativamente solo nel 2015. I consumatori non hanno perso la speranza che la situazione economica, e di conseguenza il mercato del lavoro, possa recuperare in un futuro prossimo e questo viene anche riflesso dalle aspettative di reddito. Anche se continua a rimanere in territorio positivo, l’indicatore, nel corso di quest’anno, non ha subito variazioni: attualmente è di 8,2 punti,

    Fermo restando che le aspettative economiche e di reddito sono migliorate significativamente in tutta Europa, non deve sorprendere che questo si rifletta anche su un atteggiamento più positivo per quanto riguarda la pro-pensione agli acquisti rispetto alla prima metà dell’anno. L’indicatore è fermo in Austria, nella Repubblica Ceca, in Francia, in Grecia, in Portogallo e in Romania, mentre negli altri Paesi ha segnato aumenti che erano relati-vamente sostanziali in alcuni Paesi. I valori più bassi si sono registrati nella Repubblica Ceca (−25,8 punti), in Francia (−36,6 punti) e in Portogallo (−42,2 punti) e quelli più alti in Germania (45,0 punti), in Bulgaria (15,2 punti) e in Austria (11,8 punti).
    Con i suoi 45 punti, l’indicatore della propensione agli acquisti in Germania è il più alto mai raggiunto da dicembre del 2006. Tale valore è attribuibile alle condizioni della struttura economica globale favorevole. Dopo la debole recessione tra la fine del 2012 e l’inizio del 2013, l’economia è migliorata. Il tasso di disoccupazione è basso e i redditi sono in aumento. A questo si devono aggiungere tassi di interesse storicamente bassi che non invitano i tedeschi a depositare i propri soldi in banca, ma a spenderli per beni di consumo ad alto valore, oppure a investirli nella ristrutturazione delle abitazioni.
    A luglio, la propensione agli acquisti in Austria ha raggiunto il suo livello minimo da aprile del 2009 con il riaffacciarsi della crisi della Hypo Alpe-Adria-Bank International AG e l’incombente stato di insolvenza di Dayli e di Niedermeyer, con conseguente aumento del tasso di disoccupazione. Tuttavia, nel corso dell’estate, l’indicatore ha recuperato grazie alle condizioni economiche generali per attestarsi, attualmente, a 11,7 punti. L’economia si è ripresa dalla crisi finanziaria e, di recente, ha segnato una crescita dello 0,2% su base trimestrale. Malgrado il recente aumento, il tasso di disoccupazione dell’Austria è ancora il più basso dell’Europa.
    L’economia in Olanda è in recessione. Secondo Eurostat, il tasso di disoc-cupazione sta aumentando ed è al 7% e la debolezza economica è attribuibile, principalmente, al crollo del mercato immobiliare che, nel corso dell’anno scorso, ha visto diminuire di circa il 30% il valore delle case. I debiti per i mutui ipotecari di molti olandesi ammontano oggi a circa il doppio del valore reale delle proprietà immobiliari stesse. È questa la ragione principale che spinge i consumatori a tagliare tutte le spese che non siano quelle essenziali. L’indicatore della propensione agli acquisti ne è un riflesso diretto e, attualmente, è attestato a −21,8 punti.
    Sebbene l’economia in Grecia continui a essere in contrazione, sono sempre più numerosi i segnali che indicano che l’economia sta lentamente rimettendosi in piedi. Le previsioni di recessione per fine anno sono del −4% contro il −6,4% di fine 2012. Per la prima volta in dieci anni il bilancio statale presenterà un avanzo primario, seppur limitato. È possibile che la recessione possa essere superata nel corso dell’anno prossimo (previsione: +0,6%), con il turismo che sta attualmente giocando un ruolo chiave di questa ripresa. Un greco su cinque è occupato in questo settore. Questo sviluppo si riflette anche sulla propensione agli acquisti, il cui indice è attualmente attestato a −25,1 punti. Tuttavia, lo stesso indice è anche pesantemente calato ad agosto, fino a −43 punti, a causa, probabilmente, delle previsioni di esubero di 4.000 dipendenti pubblici e dal nuovo ciclo di ispezioni della Troika, composta dalla Banca centrale europea, dalla Commissione europea e dal Fondo monetario internazionale.

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