Definire con una certa obiettività in cosa consista un “negozio ecologico” non è facile per la mancanza di riferimenti scientifici e normativi.
Tenuto conto che la sensibilità nei confronti dell’ambiente si sta sempre più diffondendo in tutte le fasce sociali, e che d’altronde il settore è frammentato e soffre di carenza informativa e formativa, l’obiettivo di far convergere domanda e offerta nella diffusione di prodotti che rispondano a criteri di ecosostenibilità rappresenta la sfida commerciale del nostro tempo.

Mi sembra prioritario che per trasmettere coerentemente e in modo credibile la volontà di perseguire azioni di uno sviluppo sostenibile si debbano esporre e vendere prodotti eco-sostenibili, sottoponendosi per coerenza a una formazione apposita e impegnandosi nella costituzione di una cultura di sostenibilità ambientale.
Ma gli sforzi sarebbero ripagati dall’avere una possibilità in più per competere sul mercato con un valore aggiunto al proprio prodotto e dall’avere l’opportunità di distinguersi, di acquisire professionalità, di avvicinare nuovi acquirenti e di farsi conoscere meglio mentre per gli acquirenti quell’attività potrebbe diventare il punto di riferimento per acquistare prodotti certificati che assicurano elevati standard qualitativi e rispondono alle tematiche dell’ecocompatibilità.

Tuttavia nel settore della sostenibilità un approccio superficiale o di “greenwashing” viene generalmente scoperto dall’acquirente quasi subito.
Ne consegue la necessità di rappresentare ciò che si è effettivamente, ovvero il livello di sostenibilità reale dell’ambiente e di chi vi lavora, e gli eventuali processi di miglioramento in corso attraverso una mirata attività informativa troppo spesso insufficiente tendente a una comunicazione dai toni eccessivamente commerciali.
Oggi fortunatamente sono a disposizione un’ampia serie di possibili scelte; va da sé che maggiore è la quantità di azioni “green” esercitate, maggiore e più ampia è la credibilità che ne consegue.

Per rendere ecologica, e riconoscibile come tale dal pubblico, una attività commerciale inizierei quindi con il considerare l’aspetto più faticoso, migliorare l’efficienza energetica dell’ambiente: l’edificio deve essere efficiente in sé e avere una buona classe energetica, meglio se raggiunta utilizzando materiali tutto o in parte ecologici, naturali o almeno riciclati riducendo la presenza di materie plastiche o di derivazione sintetica e petrolifera.
Meglio ancora poter aggiungere certificazioni di sostenibilità relative alle varie categorie di manufatto: degli arredi, dei tessuti biologici, della costruzione ecologica, dell’utilizzo di energia verde o fotovoltaica, etc.,
La percezione complessiva del visitatore dovrebbe essere quella di un ambiente piacevole che racchiuda un valore aggiunto : la capacità di saper scegliere (entro il proprio ambito commerciale naturalmente)azioni idonee a ridurre le sostanze pericolose per la salute e per l’ambiente.
Non dimenticando di inserire ogni tanto qui e là, in punti di buona visibilità, dei suggerimenti di “best practice” ambientale per il visitatore.

Arch. Olivia Carone
Presidente Ass. Casaclima Network Milano e docente IED

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