digitaleL’avevamo previsto, e in un certo senso anche predetto, ed ecco fatto. Il ruolo della distribuzione organizzata, anche nel settore dell’eldom e consumer electronics si sta facendo sempre più importante e cruciale. I protagonisti di una partnership che ha tutte le carte in regola per risultare vincente sono le due insegne distributive Iperal ed Expert. L’idea tanto semplice quanto geniale: portare all’interno di un ipermercato uno shop-in-shop di elettronica ed elettrodomestici, avvalendosi sia della pedonabilità di un grande store despecializzato sia del know-how e dell’organizzazione di un’insegna specializzata presente da tanti anni sul mercato. Un escamotage che, se ci pensiamo bene, non solo fa comodo a entrambi, ma che potrebbe rappresentare un vero e proprio trend setter, oltre che una case history degna di passare alla storia del marketing distributivo italiano e internazionale.
Non è difatti un caso, tanto per continuare il focus già trattato nel nostro scorso editoriale, che le migliori best practice arrivino proprio dal mondo della grande distribuzione organizzata, esportare e poi applicate successivamente anche nel settore del trade specializzato. Si inizia a parlare difatti di Retail 4.0, la nuova frontiera della distribuzione che vede nell’omnicanalità e nell’infotainment due dei suoi maggiori asset; asset a cui fanno da corollario le più svariate iniziative e attività, sia fisiche che virtuali. Iniziative che, si badi bene, non hanno per nulla a che fare con il superamento del concetto di punto vendita fisico, come paventato dai guru del mondo web e social, ma viceversa di una maggior valorizzazione del contatto fisico con il consumatore finale. Un contatto che, ovviamente, deve non solo passare per tutti i canali e i mezzi a disposizione, ma che deve avere un unico e inequivocabile scopo: la soddisfazione del cliente.
“Abbiamo scoperto l’acqua calda”, verrebbe da pensare. Eppure, sembrerebbe forse strano, ma non si tratta affatto di concetti o postulati ormai assodati, avendo un disperato e impellente bisogno di una modernizzazione e attualizzazione che vanno ben al di là della semplice digitalizzazione. Il digitale, se ben utilizzato, può essere sì un efficace strumento, ma per meglio funzionare (ed essere efficace) necessita ugualmente di quella personalizzazione che solo il canale fisico e il servizio su misura possono dare. Negli Stati Uniti e in Giappone qualcosa di “magico” e “meraviglioso” sta iniziando ad accadere ma, come si dice “Italians do it better”. Appunto per questo, occorre vedere a quei mercati con estremo interesse in modo da poter applicare le novità anche nel nostro, mettendoci quel pizzico di italianità e made in italy che, non solo non guasta mai, ma può fare davvero la differenza. Finora questo non è stato fatto, o meglio è stato fatto male e in modo non particolarmente efficace, e, come accade spesso per tutte le novità che arrivano gli States, applicate alla situazione italiana in modo approssimativo, per non dire arraffazzonato. Nel pieno stile italico: “lo uso per far vedere che ce l’ho e che sono al passo coi tempi, ma senza nessun scopo o strategia”, o peggio ancora “volevamo stupirvi con effetti speciali, ma non avevamo i soldi”. Parafrasando una nota canzone, “Si può dare di più”.

Roberto Bonin

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