Nel precedente articolo abbiamo cercato di capire il contesto generale che ci ha spinti verso le norme obbligatorie in fatto di certificazione e di efficienza energetica degli edifici indipendentemente dalla loro destinazione d’uso.
Ora possiamo entrare più nel merito e cercare di capire metodi e obiettivi. Occorre tenere sempre ben presente che lo scopo principale dell’efficientamento energetico è quello di diminuire la quantità di energia prodotta con fonti energetiche non rinnovabili come petrolio, carbone e gas, senza diminuire le condizioni di comfort interno degli ambienti abitati, ovvero senza ridurre quei livelli di riscaldamento e raffrescamento, illuminazione e ventilazione correntemente in uso e normati. Per iniziare quell’articolata procedura interdisciplinare che consentirà di migliorare l’efficienza complessiva e conseguentemente ridurre i costi di gestione in modo costante, occorre familiarizzare con un termine latino: audit, che trae la sua radice etimologica dal verbo latino audio, is, ivi, itum, audire: udire, avere l’udito, ascoltare, apprendere, approvare.
Da qui l’uso del termine “audit energetico” per sintetizzare le procedure di ascolto, di esame delle caratteristiche energetiche dell’immobile:
– strutturali : orientamento, dimensione volumetrica, composizione e materiali delle murature esterne, del tetto, dei cantinati, dei serramenti;
– impiantistiche : tipo d’impianto di riscaldamento e la sua vetustà, tipo d’impianto di ventilazione e raffrescamento, tipo d’impianto d’illuminazione;
– industriali: talvolta relative a impianti o macchinari utilizzati nella produzione industriale;
per evidenziare i consumi complessivi effettivi dai quali partire nell’esame delle possibili soluzioni di miglioramento.
Un aiuto può arrivare dall’applicazione di un sistema di gestione dell’energia (ENMs) basato sull’EN 16001 o BS EN 16001 che affronta il tema di una gestione più oculata dei flussi energetici e tenta di indirizzare le aziende a un approccio più coerente e sistemico, come il tradizionale obiettivo di miglioramento continuo, aggiornato con la recente norma ISO 50001 di giugno 2011.
Tuttavia poiché ritengo che nessuno oggi possa più permettersi di sprecare energia e produrre grandi quantità di gas serra, e che le applicazioni al riguardo siano sempre più settoriali e richiedano specializzazioni sempre più profonde e aggiornate, giudico anacronistica e insufficiente sia l’applicazione pedissequa di norme se pur internazionali come le ISO, che la figura dell’energy manager così come viene proposta, salvo che non la si consideri un coordinarore generale di professionalità tecniche più specializzate, secondo l’occorrenza.
Un esempio potrà rendere più chiaro il concetto.
Considerato che qualsiasi attività umana viene svolta entro uno spazio riscaldato, raffrescato e illuminato, ne consegue che per ridurre questi consumi occorrerà intervenire prima di tutto sul volume che dirige il funzionamento di questi impianti, ovvero l’edificio, per il quale occorre l’intervento del progettista architettonico specializzato in edifici ad alta efficienza energetica e non dell’energy manager che non potrà mai raggiungere un pari livello di competenza, né la norma in sé può contenere tutto il know-how tecnico necessario all’ottenimento della prestazione energetica finale.
Con tutta probabilità sarà infatti necessario intervenire con coibentazioni mirate che possono richiedere l’applicazione di tecniche avanzate e nanotecnologie, con sistemi di applicazione precisi e minuziosi, con la sostituzione di serramenti a migliori prestazioni energetiche i quali richiedono una posa molto attenta per evitare che le dispersioni energetiche filtrino attraverso i telai vanificando il lavoro fatto, etc. Sull’illuminazione occorrerà valutare il miglioramento delle fonti di luce naturale ottimizzando contestualmente quella artificiale oppure al contrario valutare i criteri di schermatura e surriscaldamento, e inserire impianti che si basano sulla produzione di energie rinnovabili anche nei processi produttivi. Occorreranno valutazioni energetiche talvolta statiche oppure dinamiche al fine di integrare il lavoro energetico delle varie componenti architettoniche. Tutto questo richiede naturalmente figure altamente specializzate ma i livelli di efficienza e di risparmio gestionale raggiungibili sono molto elevati, come ci viene continuamente segnalato anche dall’Unione Europea, anche a costo di un forte impegno iniziale.
E oggi, dopo l’ampia diffusione dei principi legati al Protocollo di Kyoto, evidenziare lo sforzo qualitativo speso per la sostenibilità dell’ambiente non potrà che migliorare la reputazione e l’attrattività di quell’attività che si dimostra realmente impegnata in favore dell’ambiente.

Arch. Olivia Carone
Presidente Ass. Casaclima Milano e docente IED

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