L’Unione Europea ha una ben precisa idea di efficienza energetica per quanto riguarda il comparto edilizio, sia che si tratti di residenze che di edifici commerciali o industriali, verso la quale in Italia nutriamo imprevedibili e irragionevoli resistenze.
L’incipit nasce come già detto con la Direttiva 2002/91/CE che avvia un percorso cultural-normativo tracciando i solchi dai quali sviluppare norme nazionali finalizzate al preciso obiettivo di riduzione delle emissioni di Co2 in atmosfera, e di utilizzo di fonti energetiche non rinnovabili, soprattutto se provenienti da paesi geopoliticamente instabili.
Il quadro giuridico si basava sulla creazione di regole nazionali per ridurre sensibilmente, ed in modo provato e verificabile, il consumo annuo di energia primaria in tutti i settori energivori ed in particolare in quello edilizio, il più energivoro in assoluto, oltre a quello delle industrie, della conversione dell’energia,dei trasporti, e conteneva le basi per l’istituzione di un quadro generale per un metodo comune di calcolo integrato del rendimento energetico degli edifici che, sulla base degli emendamenti approvati dal Parlamento europeo nel febbraio 2002, la Commissione approvò. l’Italia naturalmente recepì la Direttiva in ritardo ed in modo parziale, motivo per cui è stata messa in mora, che significa pagamento di multe salate.
Dopo dieci anni dall’introduzione, l’Unione ritenne di dover verificare l’applicabilità della norma e di conseguenza i risultati ottenuti,che, ricordo, hanno uno scopo estremamente concreto, ricavandone un quadro poco efficace, motivo per cui ne avviò una revisione che si è concretizzata in una nuova Direttiva, la 2010/31/CE sulla prestazione energetica nell’edilizia (rifusione) pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale europea del 18 giugno 2010. E’ entrata in vigore il 9 luglio 2010, abrogando la precedente dal 1º febbraio 2012, con lo scopo sostanziale di snellire concetti e procedure, ed ottimizzarne l’applicazione in tutti i paesi della UE a 27.
Anche questa volta la reazione dell’Italia non si è fatta attendere: la Commissione Europea lo scorso 24 gennaio ci ha inviato pareri motivati, anticamera di procedure sanzionatorie legate alla non coretta applicazione della Direttiva “ .. chiedendo … di notificarle le loro misure di attuazione in relazione al disposto della direttiva sulla prestazione energetica nell’edilizia. La direttiva 2010/31/UE doveva essere recepita nel diritto nazionale entro il 9 luglio 2012. A norma di questa direttiva gli Stati membri devono stabilire e applicare requisiti minimi di prestazione energetica per gli edifici nuovi e quelli esistenti, assicurare la certificazione della prestazione energetica degli edifici e prescrivere l’ispezione regolare dei sistemi di riscaldamento e di condizionamento. La direttiva fa obbligo inoltre agli Stati membri di assicurare che, entro il 2021, tutti i nuovi edifici rientrino nella categoria dei cosiddetti "edifici a energia quasi zero". Se i quattro Stati membri non ottempereranno al loro obbligo legale entro due mesi la Commissione può decidere di deferirli alla Corte di Giustizia”.
Cosa ci sarà di così preoccupante nella direttiva per noi italiani?
Dettagliate istruzioni sugli obiettivi metodologici per la realizzazione di edifici ZEB: zero energy building. Si tratta di edifici che, in piena aderenza con la praticità europea, devono venire realizzati in modo da non consumare energia per riscaldamento e raffrescamento, o molto poca, in ogni caso in modo verificabile e misurabile.
In particolare gli Stati membri devono provvedere affinché entro il 31 dicembre 2020 tutti gli edifici di nuova costruzione siano edifici a energia quasi zero e affinchè dal 31 dicembre 2018 gli edifici di nuova costruzione di proprietà e/o occupati da enti pubblici siano edifici a energia quasi zero. Devono anche elaborare piani nazionali destinati ad aumentare il numero di edifici a energia quasi zero e definire politiche e obiettivi, finalizzate a incentivare la trasformazione degli edifici ristrutturati in edifici a energia quasi zero”. Dunque, se abbiamo avuto così tanta riluttanza nei confronti della prima direttiva sull’efficienza energetica, ora che dobbiamo applicarla ancor più puntualmente saremo costretti ad affrontare obbligatoriamente il nostro ritardo culturale e tecnico sul piano delle nuove tecnologie, dei nuovi materiali e, soprattutto, della preparazione dei professionisti e degli operatori.

Arch. Olivia Carone
Pres. Ass. Casaclima Network Milano e docente IED

Share Button

Nessun banner disponibile