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La comunicazione virtuale con computer, tablet, ma anche con i telefonini “intelligenti” rappresenta, oggi,  una modalità in più nell’ambito comunicativo accanto a quelle forme più convenzionali come la comunicazione scritta, verbale, via telefonica e quella più articolata a livello di incontro personale.
Tuttavia, soprattutto tra le generazioni più giovani, questo tipo di comunicazione rischia di venire privilegiata, spesso abusata.
Una abitudine quindi che crea dipendenza, con conseguente ridotto utilizzo della comunicazione interpersonale tradizionale. E la dipendenza dal punto di vista psicopatologico fa riferimento alla durata e alla frequenza dell’abitudine all’utilizzo della comunicazione virtuale. Infatti clinicamente viene riconosciuto come patologicamente rilevante una durata maggiore di 2 ore continuative o di una frequenza di utilizzo maggiore di due volte alla settimana.
Anche se allo stato attuale la dipendenza da telefonini o da altri prodotti elettronici di comunicazione virtuale non trova precisa collocazione diagnostica tra le classificazioni ufficiali della più recente nosografia psichiatrica internazionale l’utilizzo eccessivo e ripetitivo della comunicazione virtuale sembra comparabile ai disturbi da dipendenze patologiche da sostanze tossiche.
L’uso massivo di prodotti elettronici, con notevole riduzione della comunicazione tradizionale, rischia di creare dei veri e propri condizionamenti, che si distinguono in base al tipo di utilizzo e in relazione alle gratificazioni ricevute. Tra queste sembrano più frequenti quelle derivanti da certe peculiarità che fanno di internet un mondo molto diverso da quello realmente vissuto:
1. La caratteristica pervasiva per cui quasi tutto è gratuito, come nel “paese dei balocchi” porta ad una pretesa gratuità, mentre nella vita reale si qualsiasi servizio ha un suo preciso costo, anche se non tutto viene “monetizzato”,
2. la caratteristica per cui in internet non ci sono i limiti del mondo reale legati prevalentemente alle convenzioni sociali porta ad una serie di comportamenti trasgressivi e disinibiti durante la navigazione on line, infrequenti nella realtà quotidiana italiana, come trattare con il tu qualunque interlocutore, chattare con facilità con sconosciuti, esibirsi eroticamente, usare frequenti sproloqui, vedere e agire con immagini di sesso esplicito.
L’assenza delle regole presenti nei modi di internet e la copertura dell’anonimato portano spesso la trasgressione virtuale, alla truffa disinvolta e alla molestia sessuale che possono anche  debordare dai confini virtuali.
Ricadute più evidenti dell’ utilizzo eccessivo di internet possono portare ad attuare anche nel mondo fatto di persone reali condotte tipiche del virtuale, per cui eventuali truffe iniziate in internet si possono concludere realmente, come pure perdurano condotte di molestie sessuali fino alle violenze sessuali quando le pretese, alimentate dal “tutto è possibile”, si scontrano con un rifiuto.
Infine emozioni intense suscitate in siti, filmati, giochi e situazioni interattive virtuali rischiano di squilibrare il sistema emotivo e portano facilmente all’emulazione di quei modelli di rischio sperimentati virtualmente.
Tuttavia non tutte le persone che sperimentano una comunicazione on line anche prolungata per durata ed intensità vivono la realtà con squilibri emotivi e fuori dalle regole convenzionali. Prevalentemente succede a persone particolarmente sensibili e patologicamente predisposte: I clinici parlano a questo proposito di vulnerabilità biopsichica, la stessa che conduce certe persone  a indebitarsi in internet, a giocare patologicamente d’azzardo o ad agiti sessuali abnormi.


dott. Paolo Zucconi, neuropsicologo clinico e psicoterapeuta comportamentale

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