Un vecchio proverbio dice che “l’erba del vicino è sempre più verde”. Niente di più vero, in special modo se si guarda a ciò che avviene in altri mercati. Lo abbiamo potuto sperimentare di persona durante l’ultima edizione dell’European TCG Retail Summit di Amsterdam, assaporando da vicino le best practice provenienti da oltre confine e cogliendo il sentiment di molti operatori di industria e distribuzione, sia europei che extra-europei.
E, a dir la verità, quello che abbiamo percepito non è affatto quel clima di autentica  rassegnazione e di vero e proprio disfattismo che si respira ormai da tempo nel nostro Paese, ma viceversa è un clima di positività e propositività. Nuove avventure imprenditoriali, nuovi punti vendita, nuovi investimenti, nuove idee e nuovi concept e format, talvolta anche assai azzardati, non lasciano infatti adito a dubbi di sorta: il settore dei Technical Consumer Goods è più vivo che mai, crisi o non crisi e mille e più mille problematiche da risolvere.
Quasi quasi non credevamo ai nostri occhi, e alle nostre orecchie, nel vedere finalmente concretizzate le chimeriche espressioni “digitale” e “omnicanalità”, e sentire grandi gruppi internazionali annunciare nuovi progetti e nuove implementazioni e tornare a pronunciare le tanto sospirate parole “crescita” ed “espansione”. Ed è stato bene così. Sinceramente ci eravamo un po’ stufati di continuare ad ascoltare termini come “recessione” e “fallimento”.
“Dietro ogni problema c’è un’opportunità”, soleva dire il padre della scienza moderna Galileo Galilei. E, sembra proprio che all’estero questo detto sia stato preso alla lettera. Certo, come hanno voluto sottolineare molti partecipanti al Summit, “il fermento c’è, e ora si tratta di mettere in pratica i buoni propositi e dar seguito alle promesse”, così come non è mancata una profonda analisi delle numerose problematiche che affliggono il settore retail continentale e non, ma almeno qualche buon segnale si è visto. Concretezza e collaborazione, soprattutto. E, consentitecelo, sentire “abbiamo fatto” al posto dei soliti e abusati “faremo”, è stato davvero un toccasana.
Un vecchio adagio, fatto proprio anche dal mondo del giornalismo e dell’editoria, riporta che “fa più rumore un albero che cade che una foresta che cresce”. Beh, forse è meglio iniziare a  parlare solo di foreste che, come tutti ben sanno, hanno in genere anche un fitto sottobosco pieno di vita. Un albero che cade è destinato a seccare e a offrire da riparo e nutrimento ad altri vegetali e specie animali.
Iniziamo da qui. Servirà forse a poco, ma… staremo a vedere.

La Redazione

NESSUN ARTICOLO CORRELATO DISPONIBILE

Share Button

Nessun banner disponibile