“C’è baruffa nell’aria”, recitava la pubblicità di un noto profumo in onda qualche tempo fa. E, forse, non c’è frase più azzeccata per meglio descrivere questo particolare momento di mercato. Confusione, incertezze e timori sembrano regnare sovrani in attesa di quella ripresa che, seppur col contagocce, inizia a farsi viva (almeno così sembrerebbe). Dati contrastanti su consumi e vendite di prodotti si rincorrono e si scontrano con quelli invece più confortanti di industria e distribuzione, il tutto a dar vita a uno scenario dai contorni davvero sfocati e, soprattutto, di difficile lettura.
Il trade è in subbuglio, stretto tra ristrutturazioni e grandi manovre ma, soprattutto, attento da una parte alle decisioni degli organi istituzionali e dall’altra agli input che arrivano dall’industria che, paradossalmente e inconsapevolmente, sta praticamente fungendo da vero e unico motore della macchina anti-crisi. C’è chi si rafforza aprendo nuovi punti vendita, chi si ristruttura tagliando costi e “rami secchi”, e chi, addirittura, cambia compagine distributiva. Le parole di moda tra i retailer sono ormai da tempo “efficienza” e “managerializzazione”: aspetti, si badi bene, di fondamentale importanza per superare indenni questo periodo maledetto, soprattutto per far quadrare quei benedetti conti economici che ormai da tempo chiedono aiuto. Ma, di certo, non si tratta di quelle panacee che tutti stanno aspettando. Riportare le persone sui punti vendita e far fruttare quei sacrosanti metri quadri di esposizione che, è bene ricordarcelo, sono tra i più belli al mondo: queste devono essere le parole d’ordine per eccellenza. Occorrono idee nuove e, perché no, rivoluzionarie. È inutile girarci tanto attorno: le famiglie italiane si trovano ad affrontare una delle peggiori recessioni che si ricordino dal secondo dopoguerra in poi e la loro capacità di spesa si è ormai ridotta all’osso. Ma devono pur sempre tirare avanti. Il prezzo? Certo che è importante. Ma lo è ancora di più il prodotto da acquistare. Gli acquisti sono più oculati e più ragionati; non ci si può permettere di gettare via i soldi. Non più. E’ davvero finito il tempo delle proverbiali “vacche grasse”. Almeno per ora (si spera).
Ed è proprio qui che arriva il ruolo dell’industria. Mai, come in questo momento di crisi economica, infatti, i nostri occhi si sono posati su prodotti davvero innovativi, sia per contenuti tecnologici che di design. I laboratori di Ricerca & Sviluppo di tutti i giganti dell’hi-tech e dell’elettrodomestico non hanno mai smesso di fare il loro mestiere e hanno continuato a sfornare “gioielli” degni del loro nome. Ed è da qui che bisogna ripartire dal valore del prodotto e dall’innovazione che, non sarebbe male, se entrasse anche all’interno della testa di tutti gli attori della filiera e, perché no, degli stessi punti vendita.

La Redazione

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