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635779_20141011_5616271_jpgSiamo forse arrivati alla tanto attesa e temuta resa dei conti? No, non ancora. Il peggio, purtroppo, deve ancora arrivare. E sarà, temiamo, davvero devastante.
I primi segnali – anche se non sono di certo i primissimi, ma solo la greve scia del tragico inizio – si iniziano a vedere, e portano il nome di famose società del settore retail la cui lista sarebbe non tanto lunga, ma dolorosa.
La crisi, quella vera, è infine arrivata e, per quanto ci è dato di capire e di sapere, assolutamente incontrollata e incontrollabile. Sotto accusa, i responsabili di sempre: promozionalità portata all’esasperazione, margini inesistenti, costi per nulla ammortizzati, ecc… E’ inutile che ce la raccontiamo: sono anni e anni che si dicono le stesse identiche cose, ma poi alla fin fine il risultato è sempre lo stesso. Il gioco delle tre scimmiette – non vedo, non sento e non parlo – risulta fin troppo facile da mettere in atto e poi, si sa, si è sempre fatto così!
E guai pure ad esclamare il classico “te l’avevo detto!” di rito. Anche perché i proverbiali “se mia zia avesse le ruote sarebbe un carretto!” ormai si sprecano (e sono pure sprecati!, ndr).
La matematica non è un opinione, abbiamo sempre sostenuto da anni. Ed è proprio con la matematica che adesso tocca confrontarsi, contando, ahinoi, i segni meno in molte delle voci del conto economico.
In questo sistema torbido e perverso che si è venuto a creare nel corso degli anni, in tanti hanno la responsabilità e non solo la distribuzione: anche industria, fornitori e gli stessi consumatori c’entrano in qualche modo.
Ricette per uscire da questo cul de sac? Avere il coraggio di cambiare. Tutti nessuno escluso. In primis, la distribuzione, che deve tornare a fare il suo vero mestiere, ossia vendere, fare profitti e dare servizio e non offrire solo prezzi. Nel secondo caso, l’industria che deve tornare a fornire qualità e innovazione al giusto prezzo, preservando sia i contenuti tecnologici e di design sia il reale valore dei prodotti. E, ultimo ma non ultimo, il consumatore che deve pretendere cura del servizio, qualità dei prodotti e garanzia nei suoi acquisti.
L’online? Un’opportunità per tutti. Perché se è vero che la concorrenza sleale uccide il mercato è altrettanto vero che una sana concorrenza lo alimenta. Appunto per questo, occorre perseguire e condannare pesantemente e senza sconti tutte quelle pratiche commerciali scorrette, ma anche prendere tutto ciò che di buono e profittevole si è visto in questi anni.
E non ci vengano a dire che “i negozi fisici stanno soccombendo sotto i colpi di Amazon”. Perché i veri nemici dei retailer fisici sono loro stessi. L’abbiamo detto più volte e mai ci stancheremo di ripeterlo: i cambiamenti vanno cavalcati e non subiti.
E ora, basta chiacchierare, e si passi una volta per tutte ai fatti.

La Redazione

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