Con l’avvento del Global Warming stiamo affrontando delle anomalie climatiche che aumentano di anno in anno, di pari passo con lo scioglimento dei ghiacci. Uno dei fenomeni collegati è il surriscaldamento di alcune aree geografiche del pianeta, di cui come Italia facciamo parte, che si manifesta nella stagione estiva con temperature elevate e per periodi sempre più lunghi.
Il fenomeno porta con sé aspetti pericolosi soprattutto nelle aree urbane dove l’ampia superficie cementificata e edifici interamente vetrati concorrono a creare il clima cittadino da isola di calore. Si tratta di quel fenomeno che si manifesta dentro le città con temperature più alte che nelle zone limitrofe più inverdite.
Secondo il Centro Meteo l’isola di calore è un’alterazione sensibile ma localizzata delle temperature di una regione dovuta al mutamento delle caratteristiche del territorio che induce un aumento di queste ultime, rispetto alle aree circostanti in qualsiasi periodo dell’anno. Generalmente questo fenomeno si verifica in corrispondenza delle grandi città per cui lo si indica anche come ‘isola di calore urbana’.
Il fenomeno è aggravato dall’utilizzo frequente nelle nostre città di colori scuri per strade, marciapiedi, tetti, parcheggi, facciate, etc., che notoriamente trattengono la radiazione solare e al calare del sole rimangono surriscaldati ed emettono il calore assorbito durante il giorno.
Ulteriore aggravamento è dato dalla scarsità della vegetazione che ombreggia impedendo alla radiazione solare di colpire le superfici costruite e quindi di surriscaldarsi.
I motori dei mezzi di trasporto in circolazione a decine e centinaia di migliaia concorrono ad aggravare il calore ambientale esterno alle nostre case, e infine anche le unità esterne degli impianti di climatizzazione che esalano aria calda, aggiungono la loro parte. L’elevata altezza costante degli edifici rallenta la circolazione dell’aria e delle brezze con il risultato che le aree urbane raggiungono un aumento di temperatura rispetto alla campagna attigua anche di 5-6 gradi. Siamo cioè stati capaci di modificare la struttura originaria e in Italia prevalentemente medioevale dei centri urbani peggiorandone la vivibilità e l’autonomia di risorse.
In queste condizioni è quasi impossibile ottenere, per esempio, un benessere bioclimatico generale all’interno delle nostre città o di larga parte delle stesse e disagio, affaticamento, malori ne sono la conseguenza. Ne deduciamo che l’ambiente urbano, che ha rappresentato nei secoli, un certo grado di sicurezza inizia a mostrare una dose d’inadeguatezza ai mutamenti dell’ambiente che lo circonda, la società industrializzata o moderna è caratterizzata da un basso livello di resilienza e alto livello di dipendenza da sistemi rigidi di organizzazione e fornitura di materie, beni e servizi sui quali non abbiamo controllo.
Quello che invece occorre sarebbe una certa dose di ‘resilienza’, che possiamo definire come la capacità di un sistema di adattarsi al cambiamento e contrastare e minimizzare i fattori di rischio e per così dire “autoripararsi”.
Senza dimenticarci che esistono anche modelli basati sul concetto di o resilienza come un terzo orientamento alla sostenibilità secondo cui l’approccio a un’economia è sostenibile se, e solo se, non compromette la struttura organizzativa dell’ecosistema di cui fa parte (Holling 1986, Common e Perrings, 1992, M. Bonaiuti, 1999).
Possediamo tutte le tecnologie e le competenze necessarie per costruire un mondo profondamente diverso da quello attuale, migliore e più sostenibile.

Arch. Olivia Carone, Presidente Ass. Casaclima Milano
Docente IED
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