Saremo anche ripetitivi, ma sarebbe davvero impossibile non esserlo. Anche se, stavolta non siamo noi a sostenerlo, ma gli stessi addetti ai lavori del settore distribuzione specializzata che individuano nell’aggregazione, nella multicanalità e nell’efficienza le armi migliori per combattere la crisi; una crisi, si badi bene, che non è solo economica, finanziaria e politica, ma anche sociale ed epocale, che segna definitivamente il passaggio dall’era analogica a quella digitale, con tutte le conseguenze che ne derivano.
Digitale è, per sua natura, sinonimo di velocità, rapidità nelle risposte e ottimizzazione dei flussi, tre caratteristiche che deve necessariamente possedere un’azienda per affrontare questa importante sfida.
Nessuno vuole – e può – parlare di panacea, ma, sicuramente, le tre “medicine” indicate sopra possono essere un buon punto da cui partire, non tanto per prevalere sui competitor o per raccogliere futili quanto inutili sogni di gloria, ma per dimostrarsi al passo coi tempi; tempi che, inesorabilmente, voglia o non si voglia, stanno cambiando.
Della multicanalità si è detto in lungo e in largo e riempito pagine e pagine di giornali, sottoscritte anche da eminenti esperti e studiosi del fenomeno ma, finita la fase di analisi, tocca ora alla fase di messa in pratica: via libera per cui a website basati su criteri di usabilità e condivisione, in cui gli strumenti messi a disposizione dal Web 2.0 siano ben integrati al loro interno e utilizzati con sapienza e dovizia, ma, soprattutto, in modo strategico e non improvvisato. Via libera anche all’utilizzo di moderne piattaforme ecommerce, da utilizzare non solo come luogo per la vendita di prodotti, ma come piazza virtuale in cui “incontrare” e “dialogare” con il consumatore, informandolo, sollecitandolo e raccogliendo le sue opinioni, i suoi consigli e le sue raccomandazioni, oltre, naturalmente, le sue lamentele (lamentele a cui, ricordiamolo, bisogna sempre dare una risposta concreta).
Ben venga poi anche il ripensamento dei punti vendita fisici, soprattutto quelli di prossimità, che devono abbandonare definitivamente il loro aspetto di mero spazio di vendita, ma assumere sempre più l’identità di luogo in cui imparare, provare, sperimentare e, perché no, divertirsi; insomma, tutte quelle azioni che possono venire raccolte sotto il nome di “infotainment”, termine quanto mai utile e d’attualità. E a far da collante a tutto, i servizi, studiati su misura per un consumatore divenuto più esigente, più scaltro e più informato; un consumatore a cui non si può più solo vendere, né tantomeno consigliare, ma ascoltare e capire, dando corpo a quelli che sono i suoi reali bisogni.
Stesso discorso vale anche per l’aggregazione, esigenza dettata sia dal momento di crisi, sia, soprattutto, dal naturale scorrere degli eventi. Se è difatti vero che l’unione fa la forza, in particolar modo nei momenti di difficoltà, è altrettanto vero che realtà che riescono a esprimere adeguati fatturati ed efficaci processi gestionali riescono a reggere strutture di vendita di un certo livello. “Bisogna passare da una gestione prettamente commerciale a una gestione di tipo finanziario”, ha ad esempio giustamente sottolineato Teodoro Elio D’Angelo, Project leader di Coeco-General Service durante la recente convention del Gruppo in terra calabra. Una trasformazione che non solo risulta strategica, ma addirittura necessaria e indispensabile.
“Bisogna cambiare mentalità”, aggiungiamo noi; guardare al futuro con altri occhi e con altre prospettive, sapendo che ciò che si è fatto in passato ormai non conta più.

La Redazione

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