“Lo sviluppo sostenibile è uno sviluppo che soddisfi i bisogni del presente senza compromettere la possibilità delle generazioni future di soddisfare i propri”, G. H. Bruntland, World Commission on Environment and Development,1987.
Partiamo da questa definizione per esaminare quanto in Italia abbiamo realmente compreso di questa necessità che è sempre stata parte del patrimonio culturale dell’homo sapiens, ma che quello moderno e post moderno sembra aver dimenticato, e riscoperto solo oggi di fronte ai problemi del Climate Change. Spesso, infatti, su queste pagine abbiamo segnalato l’assoluta necessità di coinvolgere attraverso una corretta e capillare informazione la cittadinanza affinché potesse acquisire una sufficiente e chiara visione delle logiche di sostenibilità in base alle quali attuare le scelte quotidiane, ma ancora non avevamo dati chiari su quanto fosse effettivamente recepito e fatto proprio. Ci ha provato l’Osservatorio nazionale sullo stile di vita sostenibile con la collaborazione di Lifegate e l’istituto di ricerca Eumetra Monterosa attraverso il secondo studio sullo stile di vita degli italiani riguardo la sostenibilità. La ricerca è stata divisa in quattro aree d’indagine: livello di conoscenza, atteggiamento dominante, comportamento di consumo e comportamento di acquisto,  su un campione di 1.000 individui statisticamente rappresentativo della popolazione italiana adulta per distribuzione geografica, classi di età,genere, titolo di studio e condizione occupazionale. Il risultato sorprende, vediamo alcuni aspetti salienti.
Innanzi tutto dal monitoraggio emerge chiaramente una maggior confidenza degli italiani con i vocaboli e i concetti legati alla sostenibilità (con i termini quali sviluppo sostenibile, sostenibilità ambientale, energia sostenibile, sostenibilità sociale, sostenibilità economica, mobilità sostenibile, città sostenibile, alimentazione sostenibile e casa sostenibile) con la qualità dell’aria al primo posto e le energie rinnovabili come  più popolari sino a raggiungere un +5% di persone informate nell’ultimo anno, passando da un 23% al +28% nonostante venga rilevato come gli avvenimenti negativi come per esempio l’allarme smog, abbiano un impatto maggiore sulla popolazione rispetto a fatti positivi. Un secondo aspetto sorprendente consiste nell’atteggiamento verso la sostenibilità: 2/3 degli italiani la pongono davanti alla crisi, cresce al 37% il numero dei convinti secondo i quali non se ne possa fare a meno e viene data per scontata la raccolta differenziata con percentuale del 90%, anche se per il 38% si tratta ancora di una moda. Molti altri i dati raccolti, ma l’indice che ritengo più interessante è quello secondo il quale il 58% del campione che concorda sull’affermazione: “ll problema del riscaldamento globale deve essere affrontato dai governi, il singolo individuo non può fare molto” è un dato in calo di 11 punti percentuali rispetto al 2015. Sono perciò in aumento le pratiche virtuose verso i molteplici aspetti della sostenibilità come la raccolta differenziata dei rifiuti speciali presso isole ecologiche e riciclerie, la priorità ai mezzi di trasporto pubblici, il consumo di alimenti bio, l’utilizzo di abbigliamento in fibre naturali/sostenibili, l’uso di cosmetici naturali e il consumo di prodotti di commercio equo e solidale, con un incremento dal 12 al 22% di quanti adottano "sempre" pratiche virtuose. Cresce quindi la propensione all’acquisto per tipologie di prodotto quali elettrodomestici a basso consumo, lampadine a LED per illuminazione domestica, all’acquisto di energia da fonti rinnovabili, auto elettriche/ibride, poiché la sostenibilità vede primeggiare per importanza il senso di responsabilità verso le generazioni future/i figli (85%"molto importante"-12% "abbastanza importante"), seguita ex-aequo dalla ricerca dell’opzione più salutare/del benessere e dall’amore per l’ambiente l’aria aperta/paesaggi incontaminati (81% "molto importante"17%" abbastanza importante"). Sebbene la ricerca si articoli in modo tecnicamente più dettagliato, la sintesi che ne emerge con l’aumento generale delle percentuali positive e talvolta fortemente positive in favore di azioni e acquisti coerenti riguardo i criteri di sostenibilità fanno ben sperare oggi nella possibilità di una saggia ed economicamente efficace riconversione industriale più in linea con uno sviluppo sostenibile per il pianeta.

Arch. Olivia Carone
Pres. Ass. Casaclima Milano
Docente IED
contributor@eimag.it

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