Spendere il proprio tempo davanti a un videogioco o dedicarsi ai tanto vituperati videopoker sono varie forme in cui si manifesta quella che il senso comune considera un passatempo o un’abitudine sociale come il bere alcolici, fumare, guardare la televisione e, se vogliamo, anche navigare in Internet o giocherellare con lo smartphone. Ma fino a che punto questi comportamenti rimangono socialmente accettabili, addirittura utili e quando possono diventare, invece, problematici? Solitamente la differenza tra l’abitudine sociale e il disturbo psicologico dipende dalla frequenza, dalla durata e dall’intensità con cui questi comportamenti vengono agiti e dall’incidenza delle loro conseguenze nocive in ambito organico, psicologico o sociale. Così, quando la persona supera, con i suoi comportamenti, la soglia limite che separa la cosiddetta normalità dalla patologia, mentre dal punto di vista morale si tende benevolmente a giustificarsi tirando in ballo il concetto di “vizio”, da un punto di vista clinico si diagnostica il “discontrollo degli impulsi”.
Dedicarsi ai videogiochi, non è di per sé dannoso, anzi è un utile svago e in certi casi una piacevole evasione dalla routine quotidiana per scaricare le tensioni accumulate, se non un’opportunità di miglioramento personale. Ma se si gioca in maniera inadeguata, con particolare polarizzazione mentale, con eccessivo tempo dedicato, magari sottratto a impegni personali o familiari e con evidenti conseguenze economiche, sociali e familiari, il tempo trascorso al videogioco può essere sintomo di psicopatologia. A certi bambini e a certi adolescenti, inoltre, un’eccessiva persistenza al video di giochi elettronici può scatenare anche disturbi neurologici e neuropsicologici che hanno come principale riferimento clinico l’epilessia fotosensitiva o epilessia da videogioco. Infatti la rapida successione alternata di stimoli luminosi, unitamente alla tensione emotiva connessa, può rivelarsi pericolosa per persone giovani con particolare predisposizione biopsichica o per persone già diagnosticate come epilettiche: possono causare brevi sospensioni della coscienza, convulsioni, allucinazioni e svenimenti.
A parte comportamenti di eccesso ed eventuale suscettibilità costituzionale, riferiti comunque a una minoranza, i videogiochi dal punto di vista psicopedagogico rappresentano per tante persone un’ottima risorsa per il mantenimento delle capacità cognitive proteggendo la mente dall’invecchiamento. L’uso razionale dei videogiochi che sostituisce oggi i tradizionali “rompicapo” e giochi enigmistici cartacei, favorisce la stimolazione sensoriale, riduce i tempi di reazione e contribuisce a mantenere allenate le funzioni intellettive. Inoltre un loro utilizzo misurato e controllato (discreta sorveglianza, schermo a circa 3 metri e pause frequenti) sviluppa nei bimbi la coordinazione oculo-manuale, migliora la creatività, la capacità di pensiero induttivo e favorisce una sana competizione quando agito con i coetanei.

Dott. Paolo Zucconi
Specialista in Psicoterapia comportamentale e Psicoterapia cognitiva

NESSUN ARTICOLO CORRELATO DISPONIBILE

Share Button

Nessun banner disponibile